Wi-fi

Aveva un piccolo strappo sul bavero della giacca, all’angolo destro. Era comparso come una macchia sulla sua quotidianità ben abbinata, un errore, un’imprevista distrazione. Luca gliel’aveva detto almeno mille volte “smettila di giocare con quei fili” ma lei non se ne accorgeva neppure. Tirava i fili del jeans strappato sul ginocchio come per pettinarli, e l’anello le si impigliava sempre lì in mezzo. Esattamente com’era successo con la cucitura sul bavero della giacca beige. Anche quella volta se n’era accorta troppo tardi, a cose fatte. Quando lo strappo ormai c’era. Insomma, come con Luca. Che aveva ragione e gliel’aveva detto mille volte: doveva smetterla di giocare, smetterla di tirare fili. Continua a leggere

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Ci fermiamo cinque minuti

Quando torniamo in Italia ci fermiamo cinque minuti, solo cinque. E poi ripartiamo.

Ho lasciato un cerchio appiccicoso sul finestrino blu e adesso sento freddo alla guancia sinistra. Fisso le goccioline rapide, rapide come il treno quando vedo i prati tagliarsi in strisce verdi e righe trasparenti. Un pentagramma. E gli uccelli sui rami dell’elettricità sembrano note che volano veloci, più veloci di me.

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Saxa Rubra, uscita sei

Da MAG O, magazine della Scuola di Scrittura Omero

http://www.omero.it/omero-magazine/bimba-se-sapessi/saxa-rubra-uscita-sei/

5 giugno 2016                                                                                                                                  di Pia Stisi

Mi c’è voluto tipo un anno a convincerli. E mo’ m’è presa la strizza. “Pà, esco con la tua” urlo al divano. Mi sa già dorme. Però me so’ piaciuto, voce ferma tono basso. Arraffo le chiavi e sbam, la porta.

Enzo sta già sotto che m’aspetta quando arrivo in fondo a via Rossini. Inchiodo senza avvicinarmi, ma lui manco si muove, la schiena premuta contro il citofono. Si sente un casino di ronzii e di vecchi che bestemmiano. Lui sta fermo e rulla quella che sicuro non è la prima.

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Nel territorio del diavolo

Flannery O’ Connor, nata nel 1925 a Savannah in Georgia, è stata la scrittrice statunitense che forse ha meglio evidenziato gli aspetti pragmatici del mestiere di scrivere. Autrice di due romanzi, “La saggezza nel sangue” e “Il cielo è dei violenti”, di trentadue racconti e più di cento saggi e recensioni, è rimasta nota soprattutto per la marca espressionista del suo stile narrativo e per la fede cattolica che ha influenzato profondamente il suo immaginario e la sua sensibilità.

 

“A parer mio, quasi tutti sanno cos’è una storia finché non si siedono a scriverne una. a quel punto si ritrovano a scrivere un bozzetto intrecciato a un saggio, o un saggio intrecciato a un bozzetto, o un editoriale con dentro un personaggio, o un’anamnesi con la morale, o un qualche altro ibrido. Quando si rendono conto che non stanno scrivendo storie, decidono che il rimedio sta nell’imparare quella che definiscono “tecnica del racconto” o “tecnica del romanzo”. Molti concepiscono la tecnica come qualcosa di rigido, una formula da imporre sul materiale; ma nelle storie migliori è qualcosa di organico, qualcosa che si sviluppa dal materiale, e quindi è diversa per ogni storia di qualche valore mai scritta.

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Un paio di scarpe

Londra, lungo una strada umida e grigia, in mezzo a tanti piedi, ora mi offre questo vuoto. Una mano afferra le scarpe le alza da terra e le porta via. A terra rimane un insetto e un pezzetto di laccio.

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Prospettiva

 

Si sono incrociati come estranei

senza un gesto o una parola,

lei diretta al negozio,

lui alla sua auto.

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Zoom in Hotel room – I

Il cotone del letto su cui è seduta è fresco. Finalmente. La moquette le prude sotto i piedi bollenti e arrossati. La schiena, appiccicosa, rivolta alla finestra. Appena entrata, ha gettato l’abito sgualcito dal viaggio sulla poltrona di velluto verde. Poco più in là, le scarpe che le hanno segnato la caviglia con il cinturino se ne stanno rovesciate a terra come a recuperare fiato dopo tanta strada.

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